Non hai mai visto quella cosa che ti ha liberato da Perry’s Island e dopo anni, fino ad oggi te ne eri completamente dimenticato. Questo ricordo sblocca molte altre cose che erano rimaste nascoste nei meandri della tua memoria. Ricordi gli strani esperimenti di Grissom e Girardi, la paura che i soldati avevano nei tuoi confronti, la fuga su un peschereccio russo. Ora hai bene in mente dove andare a cercare le risposte sul tuo passato. Finalmente puoi risvegliare ricordi che ti erano inacessibili.
La cosa dopo tanti anni e tornata, e lo ha fatto per liberarti di nuovo.
La reazione di Void
Void si svegliò di soprassalto, sudato, subito cercando con lo sguardo l’angolo sulla sinistra del suo letto, ma la cosa non c’era.
La stanza viveva della flebile luce che filtrava attraverso le vecchie veneziane. Void si asciugò con le lenzuola, spiò fuori dalla finestra, decise che doveva essere prima mattina, ma non aveva voglia di cercare il proprio orologio. Prese invece in mano il proprio palmare, lo accese e mentre aspettava l’avvio del sistema lo gettò sul letto e si addentro nello stretto e disordinato ripostiglio, uscendone dopo un paio di minuti con una valigia che adagiò sul pavimento. Riprese il palmare e scrisse velocemente un messaggio:
“Mi spiace ma dovrete per un po’ fare senza di me, cercate di vincere.
Spero di ritornare presto… lo spero ma non ne sono sicuro.
In bocca al lupo a tutti!”
Poi aprì il browser e acquistò un biglietto aereo per il Canada. Valutò se andare a cercare una cartina dettagliata del Canada e dall’Alaska, ma una volta arrivato in Nord America l’avrebbe trovata più facilmente.
Gettò in valigia qualche vestito e quelle poche cose che riteneva necessarie per il viaggio. Aveva bisogno di una doccia, sentiva ancora il sudore addosso, ma la verità non poteva aspettare. Chiamò un taxi e mentre lo attendeva indossò gli abiti che la sera prima aveva gettato sul pavimento. Era pronto per uscire. Sicuramente aveva scordato qualcosa e avrebbe dovuto avvertire l’Interpoll, ma ormai il palmare era spento, non aveva voglia di accenderlo. Nemmeno prese in considerazione di telefonare: non aveva intenzione di sentire l’insopportabile voce della segretaria e sottoporsi al suo interrogatorio. Li avrebbe avvertiti, se ne avesse avuto voglia, dal Canada.
Era da un po’ che sapeva di non essere solo in camera. Aveva sentito la sua presenza da un po’, sapeva che voleva fermarlo visto che aveva bisogno di lui. Si era messa davanti alla porta e lo guardava in modo severo, come sempre con il collo piegato in modo così innaturale. Non si sarebbe spostata, doveva passarle attraverso, ma Void non esitò.
“Mi spiace, ci penseranno gli altri, sono abbastanza in gamba e ormai il più è fatto. Spero tu possa presto riposare in pace.”
Dovette usare tutta la propria forza di volontà per tenere saldi i propri muscoli mentre attraversava il suo corpo: si sentiva gelare dall’interno, nella sua testa si susseguirono una rapida e terrificante sequenza di flashback che gli ricordarono i momenti più terribili della propria vita. Stava per essere sopraffatto, ma poco prima di indietreggiare rivide la sequenza che l’aveva tormentato ogni notte per moltissimi anni. La rabbia iniziò a crescere dentro di lui, la rabbia divenne determinazione e sentì il cuore pulsare, il sangue scorrere caldo nelle proprie vene.
“Mi spiace… non mi fermerai.”
Se ne andò.
Void
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