lunedì 22 ottobre 2007

Archivio: Waimea secondo Anouk

Due scheletri davanti a me, un maschio e una femmina chiusi da anni e anni in una camera a tenuta stagna. Cerco di fare il mio lavoro ma non riesco a concentrarmi per una voce che canta in continuazione una canzone. Ad un tratto qualcuno mi chiama, era il pazzo russo, ho sempre pensato che non avesse tutte le rotelle a posto. Mi dice di aver trovato un altro scheletro. Così raccolgo tutta la mia attrezzatura e lo seguo. Entriamo in un ufficio e noto subito una corda appesa al soffitto con sotto uno sgabello rovesciato e a terra lo scheletro. Guardando il bacino noto che è un maschio, mi avvicino e comincio ad analizzarlo. Sulla scrivania troviamo una lettera molto probabilmente scritta da quell’uomo. Void legge la lettera e ipotizziamo che lo scheletro davanti a noi sia il padre della ragazza della camera a tenuta stagna e che l’avesse rinchiusa insieme al suo ragazzo perché non aveva mai accettato la loro relazione. Nulla di che quindi, un omicidio seguito da un suicidio, ma quello che mi lascia perplessa sono quelle voci che cantano la canzone. Cosa possono essere? Se sto ad ascoltare i miei compagni divento pazza, non sanno parlare d’altro che di fantasmi, spiriti o mostri. Come mi manca quella bellissima Lione con i miei normali casi di omicidio.

Decidiamo di andare in auto e troviamo Pietro imbambolato davanti ad un gruppo di corvi. In quell’istante ho pensato se Florimond Faroux non avesse proprio nessun altro da mandarci per tirarci fuori da questa maledettessima Russia. Vabbé che fare, risalgo in auto e lascio perdere gli altri. Ad un tratto uno sparo, guardo subito fuori dal finestrino e vedo Void con la pistola in mano e la SWAT impazzita. Ecco un’altra situazione di degenero totale. Il russo ha sparato ai corvi sfiorando Pietro. Non ho parole, prima ce ne andiamo di qui meglio è. Scendo e controllo se nel serbatoio c’è benzina, ed è così. Poi troviamo una batteria di ricambio nel bagagliaio e così decidiamo di andarcene una volta per tutte.

Ma dopo qualche ora di viaggio ci ritroviamo nuovamente al bivio che porta alla città “fantasma”. Non credo ai miei occhi, qualcosa ci costringe a tornare a Waimea. È notte fonda, si vedono solo i fari della nostra auto, un buio totale, nemmeno la luna ci aiuta. Mi preparo al peggio. L’auto finisce fuori strada, nella palude. Nuovamente bloccati. Suona il telefono, Pietro risponde. È Ann che come al solito ci chiede come stiamo, se abbiamo trovato la benzina… che dire, il nostro testimone è ora la nostra rovina, che stupidi che siamo stati.

A questo punto non ci rimane che organizzarci per esplorare a piedi il paese. Eddie decide di rimanere in auto, lo vedo pallido, sarà ancora quella brutta gastrite di qualche giorno fa. Prendiamo tutto quello che ci potrebbe essere utile quando la SWAT decide di darci solo un caricatore a testa per evitare che in situazioni critiche possiamo spararci tra di noi. Io rimango un po’ perplessa per la scelta, mentre Void si irrita notevolmente. Questo mi ha fatto pensare che la prossima volta devo ricordarmi di portare qualche fiala di Valium per sedare il russo.

Ci incamminiamo verso il paese. Dopo esser stati ad una fattoria in cui non abbiamo trovato nulla scendiamo al paese. Un’auto ferma davanti ad una casa attira la nostra attenzione. Notiamo che è ferma da poco tempo, almeno non da decine di anni come il resto del paese, forse da qualche mese, così decidiamo di cercare il proprietario. Entriamo in casa e ci troviamo davanti una scena orrenda. Un uomo e una donna morti e ormai in putrefazione, seduti sul divano. Ai miei primi rilievi sembra che all’uomo abbiano sparato al petto con un fucile da caccia, mentre la donna è stata sgozzata. Dall’agitazione rovescio il contenitore della polvere per il rilevamento delle impronte digitali. Cerco di pulire al meglio ma ormai non c’è nulla da fare, dal cadavere non posso più trovare nessun indizio. Maledizione! Intanto gli altri controllabno il resto dell’appartamento. Vengo chiamata in una stanza dove trovo due ragazze legate al letto e senza testa. Mi riferiscono che le teste sono in cucina. Tento di analizzare i corpi cercando di rimanere calma. L’unica cosa che rilevo è che entrambe le ragazze sono incinte di circa un mese, forse due. Non vedo l’ora di prendere un po’ d’aria, mentre usciamo vomito mosche vive. Che schifo, che assurdo!

Sono psicologicamente sfinita, non riesco a capire nulla di quello che ci sta accadendo. Intanto alle nostre spalle sentiamo del vociare, un corteo di persone che spingono un uomo, a quanto sembra deve essere punito per ciò che ha fatto. Capiamo che si stiano dirigendo verso la fabbrica, ma in un attimo tutto scompare. Sembra essere stata una visione.
Void dice che ha avuto un’altra visione e che dobbiamo cercare le porte con un simbolo rosso. Non capisco bene il motivo, sono in uno stato critico.

Basta, decidiamo di tornare alla fabbrica, l’unico luogo in cui possiamo trovare una soluzione per andarcene. Scendiamo di tre piani sottoterra e troviamo una nicchia murata. Cerchiamo di demolirla e troviamo uno scheletro con una lapide con inciso “qui giacciono le ossa maledette dello stupratore Faarooq”. Cominciamo a capire qualcosa, ma io non resisto più e crollo dalla stanchezza.

Anouk

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