lunedì 22 ottobre 2007

Archivio: Zyarne, parte 2

‘La fortuna aiuta gli audaci’
Considerate le pallottole che hanno sfiorato il mio sedere, ritengo di essere stato sufficientemente audace. Quindi probabilmente non è stata la sfortuna a portare questa fitta pioggia che riduce ulteriormente la già scarsissima visibilità. Qualcuno nell’oscurità ci guarda e ci ostacola, lo dice anche la vecchia pazza. ‘Lui è qui, ovunque’. Non ci vuole un genio a capire chi sia LUI, eppure è inevitabile che qualcuno di noi chieda l’ovvio: ‘Lui chi?’. ‘Lui mi chiama’ si lamenta ‘Lui qui… lui lì’. Viene soccorsa dal nostro medico, non sono un esperto di medicina ma di certo una botta in testa e un calcio per gettarla fuori dalla jeep sarebbe stata la cura migliori per me e per le mie orecchie. Per fortuna a breve ci alleggerisce della sua presenza, ma ne parleremo.
Intanto Lui dà fastidio pure a me. Cerca di guardarmi dentro, mi osserva. Probabilmente Lui (il mostro) non romperebbe le scatole a me se Lei (la vecchia) non fosse con noi, cosa questa che avvalora la mia idea di liberarcene. Forse cerca di controllarmi o influenzarmi, sembra non farcela, anche se comunque la minaccia mi fa modificare i miei progetti.
La situazione è inquietante: al buio, con il violento ticchettio della pioggia sulla jeep che copre i rumori esterni, con una vecchia impazzita che urla e un occhio soprannaturale che ti osserva. La mafia, che credevo essere l’ostacolo primario, diventa un problema ora risibile. A completare il quadro i compagni di viaggio che non capiscono nulla, sempre a farsi scrupoli per questo o per quello. Inaspettatamente l’unico a con cui condivido le idee è l’avvocato, l’unico a vedere lo ‘spettro’ dell’antenna, l’unico a concordare sul fatto che sigillare la miniera e tornarsene a casa fosse la cosa più semplice e sicura da fare. Il monaco mutato è rimasto lì sotto tranquillo per tanto senza fare danni, non vedo perché non possa tornarci per qualche secolo, poi non sarà più affar mio. Tra l’altro dubito che abbia qualcosa a che fare con il mio passato; inoltre si dimostra troppo potente e pericoloso per andargli in bocca.
Ma ecco che la signorina ‘sono io che comanda qui’, dopo essersi dimostrata un’ameba per tutto il tempo, fa la voce grossa. E’ già un passo avanti quello, peccato che manchi di tempismo e che dica cose stupide… ma non si può avere tutto. Si perde un’ora e passa a litigare, mi viene anche puntata una pistola addosso, e alla fine si decide di andare verso i tre fori di sostegno dell’antenna.
O meglio… io e l’avvocato ci intendiamo e partiamo, mentre continua il litigio. Fa piacere notare come un paio di persone si limitino a interventi polemici e non costruttivi. Se fosse per loro saremo ancori lì fermi.
Ah, ho volutamente non parlato di una bella chiacchierata telefonica con il nostro capo, che ci ha confermato che a Lione c’era una bella giornata di sole e che effettivamente quella che avevamo davanti era la mafia russa, e non un gruppo di pigmei ben attrezzati. Intanto il mio palmare e il sistema di navigazione della Jeep perdono la connessione con il satellite. Vabbeh, dovrò smettere di navigare per il web e concentrarmi su una bella partita di Tomb Raider…
A fari spenti ci avviamo ai 10 all’ora. Si era deciso di passare fuori dalla città, ma i continui edifici mi danno sensazione che la strada per la quale il nostro buon avvocato ci stava conducendo fosse errata. Tra uno stop e l’altro per evitare gli improvvisi ostacoli che sbucavano dall’oscurità e dalla pioggia, capitano cose inquietanti e anche positive.
- la vecchia alienata se ne va, apre la portiera e scappa davanti ai rimbambiti che erano accanto a lei, rimasti lì come pesci lessi (quando ‘si svegliano’ vogliono persino andare a cercarla, senza rendersi conto che avevano appena fatto l’unica cosa buona della giornata)
- incontriamo alcune persone che scompaiono e compaiono dall’oscurità come spettri. Probabilmente per colpa del buio de della pioggia, comunque non mi sono preoccupato di controllare. Meglio proseguire verso la metà.
Alla fine la strada era in effetti sbagliata, non so nemmeno se incolpare il guidatore e se semplicemente fosse stato in qualche modo confuso dal ‘mostriciattolo buono’ che sembra piacere a qualcuno. La mafia, fortunatamente, non si vede e arriviamo alla metà senza imprevisti. Lì con insolita velocità si decide di scendere per uno dei buchi. Nel mentre una ruspa impazzita quasi ci investe (probabilmente comandata tramite telecinesi dal ‘mostro buono’… che impegnato tra un atto di bontà e l’altro non si è accorto che ci stava investendo).
Arrivati giù rivediamo finalmente la luce e con essa una serie di ‘operai automi’ intenti a portare avanti i lavori per l’antenna.
Io piazzerei la cariche e farei saltare tutto e tutti in aria. Ma ahimè so già che qualcuno vorrà incontrare il mostriciattolo, prendere un thè insieme a lui e farsi 4 chiacchere, del tipo ‘abbiamo un problema. Dobbiamo ucciderti o far saltare tutto. Ma visto che sei buono e magnanimo volevamo prima salutarti…’

Void

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